capro espiatorio…

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App e ‘amore’…

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AdnKrons Salute pubblica la notizia ‘Amore e sesso al tempo delle app, 1 italiano su 3 le usa per trovare nuovo partner’ che riferisce di una ricerca condotta dalla Federazione italiana di sessuologia scientifica (Fiss) sul rapporto fra ‘Sessualità e nuove tecnologie: come cambia la relazione di coppia’.

L’indagine ha coinvolto 1.100 persone ponendo proncipalmente domande sulle abitudini sessuali, sulle opportunità offerte dalla rete e sulla fedeltà al partner.

Dall’analisi emerge che sono più di 500 le app per fare conoscenze tramite le nuove tecnologie. Mentre dalle risposte del campione si evidenzia che il 64%  le utilizza per conoscere un nuovo partner fuori dalla solita cerchia di frequentazioni  mentre il 16%  per evitare l’imbarazzo di una conoscenza diretta e il 15% per la mancanza di tempo per trovare un partner

Alla domanda “ha intrapreso una relazione con una persona conosciuta virtualmente” hanno risposto no il 50,4%  degli intervistati contro il sì del restante 49,6%, quindi quasi parità.  Chi ha cercato una relazione virtuale dichiara di averlo fatto per curiosità come prima motivazione, ma anche mosso dalla voglia di trovare una persona con cui condividere stessi interessi.

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L’insicurezza del bambino

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L’Ansa riporta i dati del sondaggio  ‘Insoddisfazione per il proprio corpo può iniziare a 3 anni‘  effettuato in Gran Bretagna dalla Professional Association for Childcare and Early Years (Pacey), che si occupa di formazione del personale per l’infanzia, da cui emerge che i bambini possono manistestarer insoddisfazione per la propria immagina molto precocemente, già a tre anni.

La notizia riferisce che quasi un terzo del personale di asili e scuole ha sentito bimbi definirsi  grassi e il 10% di averli sentiti definirsi brutti. Inoltre alcuni bambini piccoli hanno rifiutato il cibo per timore di ingrassare. Il quadro risulterebbe ancora peggiore per la fascia di età dai 6 ai 10 anni perchè ad avere difficoltà con la propria immagine corporea sarebbero la metà degli esaminati.

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L’agenzia di stampa AdnKronos riporta la notizia ‘In Italia nascono pochi bimbi, tasso di natalità più basso dell’Ueda cui risulta che appunto l’Italia sarebbe il paese con il più basso tassa di natalità dell’Unione Europea.  Infatti  secondo i dati dell’ufficio statistico dell’Unione Europea Eurostat  durante il 2015 si è registrato un calo generale delle nascite dove l’Italia ha il valore più basso (8 per 1000 abitanti) seguita da Portogallo e Grecia.

Il tasso di natalità più alto del 2015 è invece si trova in Irlanda (14,2 per 1000), seguita dalla Francia (12%), Regno Unito (11,9%) e Svezia (11,7%).

I Paesi con un tasso più alto di popolazione sono la Germania (82,2 milioni di abitanti), la Francia (66,7 milioni), il Regno Unito (65,3) e l’Italia (60,7). Questi Stati, insieme, ospitano oltre la metà della popolazione dell’Ue. In particolare, la Germania il 16,1% della popolazione totale dell’Ue, segue la Francia con il13,1%, il Regno Unito con il 12,8%, l’Italia  con 11,9% , la Spagna con il9,1%  e la Polonia (7,4%).

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Ricerca stili di vita di bambini e ragazzi

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L’IPSOS per conto di Save the Children ha condotto la ricerca “Lo stile di vita dei bambini e dei ragazzi”  nell’ambito del progetto “Pronti, Partenza, Via!”, per la pratica motoria e l’educazione alimentare di bambini e adolescenti, promosso da Save the Children e Mondelēz International Foundation, in collaborazione con Centro Sportivo Italiano (CSI) e Unione Italiana Sport Per tutti (UISP).

Di seguto alcuni dati emersi dalla ricerca. Il 12% dei bambini e ragazzi pranza abitualmente a casa.  A cena la percentuale sale all’84 % dei  giovani che stanno in famiglia ma nel 38% dei casi con la TV accesa. Da quanto riferiscono i ragazzi per il 52% dei genitori va bene così mentre il 41% borbotta ma si rassegna mentre il  7% guarda la tv a pranzo o cena quando i genitori non sono presenti.

Il tempo libero in famiglia viene trasccorso principalmente facendo passeggiate, 52%. Ma da quanto riferiscono i genitori  più di 6 ragazzi su 10 trascorrono il proprio tempo libero in casa propria o di amici; molto spesso perché gli adulti non hanno tempo di accompagnarli o di seguirli nelle attività esterne.

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Adolescenti, social e amore

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Sull’Agenzia Ansa l’articolo ‘Adolescenti troppo sui social, a rischio rapporti coppia futuri‘ che parla di uno studio della University of  North Carolina a Chapel Hill e della North Carolina State University e pubblicato sulla rivista Journal of Research on Adolescence da cui risulterebbe che un uso intenso dei social come Chat, tweet, Instagram da parte degli adolescenti può rendere più difficile, in particolare per i ragazzi, stabilire una relazione d’amore da adulti. La difficoltà sarebbe dovuta a un carente sviluppo di alcune competenze come la gestione dei conflitti e la capacità di far valere i propri bisogni, entrambe competezne che sarebbero più legate a un contatto diretto.

Sono stati esaminati 487 adolescenti (età media 14 anni) indagando la frequenza di comunicazione giornaliere con il partner sia attraverso i contatti più tradizionali (di persona o al telefono) sia tramite la tecnologia (messaggi, interazioni sui social network). Inoltre è stata valutata la competenza degli aspetti relazionali che erano stati individuati come importanti ai fini delle relazioni amorose a anche la capacità di tenere conto de punto di vista dell’altra persona.

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‘Educazione’ all’alimentazione

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Il Corriere della Sera – Salute dedica l’articolo ‘Come aiutare i figli ad avere un rapporto sano ed equilibrato con il cibo?di Anna Ogliari al tema dell’alimentazione.

Negli ultimi anni è stato posto un crescente interesse verso il tema della nutrizione e quindi occorre fare un’adeguata educazione perché i ragazzi mangino in modo equilibrato e diversificato così da avere un apporto nutritivo completo.

Inoltre occorre capire quando alcuni comportamenti alimentari devono preoccupare perchè sempre più spesso vengono richiesti consulti già in età pediatrica.

L’artiolo fa quindi dei cenni circa le caratteristiche di un alimentazione diversificata. Mette in evidenza come quando si sceglie cosa mangiare va fatto non solo con la gola ma anche con la testa. A questo proposito i genitori dovrebbero imparare a contenere le richieste eccessivo di cibo e magari offrire delle alternative. Inoltre l’articolo viene posta l’attenzione sul ruolo dei genitori non solo nell’apprendimento di una corretta alimentazione ma anche nella prevenzione dei disturbi del comportamento alimentare che possono presentare diversi fattori di rischio come predisposizione genetica, familiarità, ambiente socio-culturale e idee ‘disfunzionali’ relative al cibo e all’aspetto corporeo.

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