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Quando mangiare diventa un problema: i disturbi dell’alimentazione

Pubblicato il 3/8/2013 • Attualità Educazione, Emozioni e sentimenti, Relazioni familiari, Società e famiglia, Spazio giovani

Quando si parla di argomenti legati all’alimentazione inevitabilmente la famiglia gioca un ruolo…

Il numero dei “Quaderni del Ministero della Salute” uscito recentemente è dedicato ai disturbi dell’alimentazione: anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbi dell’alimentazione incontrollata (bingeeating disorder, BED) e disturbi dell’alimentazione non altrimenti specificati.

Per l'anoressia e la bulimia (la cui fascia di esordio più frequente è tra i 15 e 19 anni)  recenti dati sembrano indicare un aumento dei casi a esordio precoce, quindi fra i giovanissimi.

I quaderni, oltre che sugli aspetti più strettamente medici, pongono l’attenzione sulla prevenzione, individuando alcuni fattori che possono contribuire allo sviluppo di questi disturbi. Solo per citarne alcuni, fra gli stili di vita vengono indicate le abitudini sedentarie e stare frequentemente a dieta. A livello socioculturale, invece, viene riconosciuta importanza all’ideale di magrezza che si è diffuso nei Paesi occidentali negli ultimi 50 anni e all’influenza esercitata dall’industria della moda.  Un ruolo viene attributo anche all’industria della dieta perché “…enfatizza attraverso slogan pubblicitari, l’idea che le persone che hanno un peso in eccesso sono non attraenti, deboli, pigre, golose e malate e che solo con la perdita di peso potranno essere felici e risolvere i loro problemi”.

Anche la famiglia può svolgere un ruolo, che può essere diretto come ad es. attraverso incoraggiamenti alla dieta e alla perdita di peso, o indiretto, attraverso comportamenti modellanti perché ad esempio sono i genitori stessi impegnati a seguire diete.

Nei Quaderni si legge che “Tra le ragazze predolescenti, la pressione familiare a essere magre sembra favorire l’insoddisfazione corporea più della pressione dei media o dei pari. Inoltre, l’imitazione di modelli genitoriali che mostrano comportamenti tipici del distutbo dell’alimentazione (es. seguire una dieta in modo ferreo) si associa a un incremento dell’insoddisfazione corporea. E’ stato anche osservato che il fatto di essere presi in giro sul peso e la forma del corpo, da parte sia dei familiari sia di persone al di fuori della famiglia, può essere un fattore di rischio specifico per la bulimia nervosa.”

Fonte: Quaderni del Ministero della Salute

I soggetti con un disturbo dell’alimentazione, in effetti, tendono in genere ad attribuire una grande importanza all’aspetto fisico e sentono che questo influisce in modo importante sulla propria autostima. Questa è una delle ragioni per cui i modelli proposti dal contesto sociale possono contribuire a rafforzare l’idea che una certa forma fisica sia indispensabile per sentire un adeguato senso di realizzazione personale.

Per una prevenzione efficace può essere importante non concentrare troppo l’attenzione su componenti, difficilmente controllabili, come ad esempio la pubblicità, l’offerta di prodotti per dimagrire, diete, ecc. ma piuttosto sul ruolo che la famiglia, e anche la scuola, possono avere nell’aiutare i bambini e i ragazzi a sviluppare un senso di autostima e sicurezza personale che non passi prevalentemente dall’aspetto fisico. Utilizzare criteri più articolati per stimare il proprio valore personale, e quello degli altri, può “proteggere” i ragazzi dalle possibili distorsioni proposte dai Media e aiutarli, inoltre, a filtrare le pressioni a uniformarsi a certi modelli “estetici” che provengono dall’esterno.

 

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