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Famiglia: ci vuole meno IO e più NOI

Pubblicato il 12/1/2014 • Sviluppo emotivo Educazione, Emozioni e sentimenti, Relazioni familiari, Società e famiglia, Spazio giovani

“Da cent’anni pensiamo solo all’Io: è un gravissimo errore. Dobbiamo cambiare rotta e capire che per essere felici dobbiamo mettere al centro il Noi. La famiglia oggi è scomparsa; non è più una piccola orchestra ma un luogo dove ognuno suona il suo strumento, una somma di Io separati. Non funziona. Pensavamo che il problema dell’educazione si risolvesse aumentando il numero degli asili. E invece è ancora sulla funzione dei genitori che bisogna puntare”. (fonte: Io Donna dell’11 gennaio 2014)

Queste sono le parole del noto psichiatra Vittorino Andreoli pubblicate dal settimanale “IO DONNA” in occasione dell’uscita del suo ultimo libro.

Il settimanale pubblica anche un decalogo in 10 punti proposto da Andreoli per aiutare a crescere i figli. Di seguito vengono riportati solo alcuni stralci (si è mantenuta la numerazione):

1. Occorre volere bene ai figli, la famiglia deve essere il luogo dei sentimenti e degli affetti, a differenza della scuola del lavoro. Sembra banale, non lo è. Un genitore dovrebbe sentire il desiderio di passare del tempo con il figlio adolescente. Spesso chiedo ai manager: avete telefonato ai vostri ragazzi? Loro replicano, sorpresi: per chiedere cosa? Eppure basterebbe dire: ho voglia di vederti, di stare con te.

2. I genitori non devono essere perfetti, ma coerenti; solo così diventano un riferimento. Se un quindicenne torna alle tre di notte non può passarla liscia una volta e un’altra no. Per gli adolescenti il mondo è imprevedibile; mamma e papà non possono esserlo. (…)

5. L’autorità è importante, abbiamo sbagliato a calpestarla: significa avere idee precise, intervenire e imporsi, rimanendo però su un piano affettivo. Non è il comando secco, da caserma. Un figlio deve sentirsi dire: non posso accettare quello che hai fatto ma sono qui, ti voglio e ti vorrò sempre bene. Tutto si svolge all’interno di una relazione di sentimenti.

6. Tornate a insegnare le buone maniere: salutare, non dare del tu a tutti, essere in ordine, stare a tavola con tv e cellulari spenti. Ovviamente i genitori dovrebbero dare per primi il buon esempio. Il rispetto per gli altri è importante.

8. A casa a scuola si parla sempre di denaro e bellezza: non se ne può più. Il mondo va scoperto; non coperto d’oro. I soldi vanno tenuti in tasca, senza riempire la testa. Non se ne può più neanche dell’empirismo: oggi prima si fa, poi si pensa. Non si riesca a passare facilmente da un’esperienza all’altra con un ritmo così frenetico. In questo modo non si educa, si fa solo una gran confusione.

Fonte: “Io Donna” dell’11 gennaio 2014

Centralità della famiglia, quindi, come luogo dei sentimenti e degli affetti; genitori come esempio e modello. Progettualità per il futuro che nasce in famiglia; attenzione all’empirismo, prima si pensa e poi si fa e non il contrario.  Andreoli mette in evidenza una serie di punti centrali dell’educazione e quindi della famiglia ma non solo. Infatti il 10 punto del decalogo è rivolto alla scuola che dovrebbe essere – continua Andreoli – almeno in teoria il luogo dell’esempio, dell’onestà e della preparazione. E’ importante che l’insegnante si interessi al gruppo classe e non solo ai singoli. E’ fondamentale, infatti, che i ragazzi imparino a interagire tra pari mentre spesso viene favorita la competizione.

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