L’indagine di Save the Children sul cyberbullismo
Pubblicato il 5/9/2013 • Attualità Educazione, Relazioni e internet, Relazioni familiari, Società e famiglia, Spazio giovani
Secondo i dati emersi dall’indagine ‘I ragazzi e il cyberbullismo’ realizzata da Ipsos per Save the Children i 2/3 dei minori italiani riconoscono nel cyberbullismo la principale minaccia, che investe la scuola, la vita privata, le attività di svago, tutti gli ambiti principali di vita.
“La ricerca oltre a fornire una fotografia sulle abitudini di fruizione del web da parte dei ragazzi italiani, indaga sull’inclinazione sempre più frequente tra i pre-adolescenti, ma ancor di più tra i teenager, a sperimentare attraverso l’uso delle nuove tecnologie una socialità aggressiva, denigratoria, discriminatoria e purtroppo spesso violenta”.
Per la maggioranza dei ragazzi intervistati i fenomeni di bullismo “virtuali” sono peggiori di quelli reali per chi li subisce perché non ci sarebbe limite a cio che si può dire e fare, può avvenire di giorno e di notte, complice anche l’anonimato.
Tra gli effetti del cyberbullismo c'è l’isolamento perché chi lo subisce spesso si rifiuta di andare a scuola sospende le attività sportive; ne risentono, quindi, fortemente le attività proncipali dei ragazzi e la socialità. Il disagio inoltre può portare a conseguenze psicologiche come la depressione.
L’indagine ha messo in evidenza anche il ruolo degli adulti. I ragazzi sembrano trovare conforto prevalentemente nella sfera familiare dove in genere ricercano la soluzione al problema. Però, sempre in merito al ruolo degli adulti, dall’indagine emerge che il 41% dei ragazzi invoca maggiore vigilanza da parte dei genitori. Inoltre i ragazzi sembrano consapevoli del ruolo e responsabilità dei gestori delle piattaforme social e si aspettano da questi contromisure per contrastare questi fenomeni.
Intervistati sulle contromisure adottare per arginare il fenomeno la maggioranza dei ragazzi ha suggerito attività di informazione, sensibilizzazione e prevenzione che coinvolgano di scuola, istituzioni e genitori.
Fonte: http://www.savethechildren.it/IT/Tool/Press/Single?id_press=549
Safer Internet Day Study – il cyberbullismo http://images.savethechildren.it/IT/f/img_pubblicazioni/img204_b.pdf
Dall’indagine sembra emergere che in alcuni casi sono i ragazzi stessi a chiedere più controllo. Purtroppo i cosidetti “nativi digitali” utilizzano con facilità strumenti di cui rischiano di comprendere le implicazioni e complicazioni dalle conseguenze, quando oramai si trovano in difficoltà. In questo senso un coinvolgimento di tutte le realtà implicate, famiglia, scuola, istituzioni ecc può essere utile a evitare che si creino situazioni spiacevoli.
Il fenomeno è complesso perché vanno considerate le diverse figure interessate. Ad esempio, cosa spinge dei ragazzi ad utilizzare il web per aggredire dei coetanei? Come sensibilizzare i ragazzi ad una maggior tutela della propria privacy onde evitare di facilitare l’attacco? E laddove oramai un ragazzo è stato preso di mira in che modo famiglia, amici e scuola possono aiutarlo a gestire la situazione senza farlo sentire isolato? E ancora, i familiari come possono prevenire o intervenire per fermare i comportamenti di bullismo messi in atto dai figli? La famiglia e la scuola come possono contribuire a far sì che i ragazzi imparino a stabilire relazioni basate sul rispetto reciproco?